Terremoto Campi Flegrei, tavolo sugli emendamenti al decreto in Prefettura: la rabbia degli sfollati al Plebiscito


I tamburi scandiscono il tempo della protesta davanti alle transenne, proprio di fronte alla sede della Prefettura dove è in corso un tavolo con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ed i sindaci flegrei per la consegna degli emendamenti al decreto 144/2026. 
Alle spalle dei manifestanti gli operai che proseguono con i lavori per montare il palco dell’Eurovolley. Ma è ai margini di Piazza del Plebiscito che ci sono i cittadini dei Campi Flegrei e i loro cartelli. Uno riassume la richiesta più urgente: «Soluzione per gli sfollati: requisite case e alberghi subito».

Sono arrivati a decine questa mattina a Napoli per chiedere risposte concrete alle istituzioni locali, alla Regione e al governo. E soprattutto tempi certi. La delegazione della rete “Pozzuoli esiste ancora” è accompagnata da un folto numero di cittadini, partiti dopo un concentramento nella zona delle palazzine. Per raggiungere il presidio raccontano di essersi autotassati e hanno noleggiato due pullman: Cumana e metropolitana sono fuori uso e, denunciano, il territorio è di fatto isolato sotto il profilo dei trasporti. 

Il 25 agosto le loro proposte di modifica al decreto sono state consegnate in Prefettura. Un documento articolato che prova a tradurre in norme le richieste emerse nelle manifestazioni che, dal 3 agosto, hanno attraversato la città al grido di «Pozzuoli esiste ancora» e nell’assemblea pubblica del 12 agosto ai giardinetti di Corso Terracciano, alla quale hanno partecipato centinaia di persone.
Nel mirino c’è il decreto legge del 7 agosto, giudicato dai promotori della protesta ancora insufficiente rispetto alle conseguenze del terremoto di magnitudo 4.7 del 31 luglio e, più in generale, alla crisi bradisismica. Il documento riconosce al provvedimento di avere riaperto i termini per alcune istanze respinte e di avere esteso alcune misure agli sgomberati successivi al marzo 2025, ma ne contesta l’impianto complessivo. La richiesta è di cambiare passo sulla sicurezza degli edifici e sull’assistenza a chi ha dovuto lasciare casa. 

È proprio l’emergenza abitativa il punto sul quale la protesta si fa più dura. Secondo i cittadini le istituzioni continuano a tentennare, considerando il contributo di autonoma sistemazione, il Cas, uno strumento sufficiente. Per chi manifesta non lo è. Da qui la richiesta di individuare gli immobili privati sfitti, prevedere affitti a canone concordato e riservare agli sfollati una quota degli alloggi e delle strutture pubbliche disponibili.
Ma nel documento si va oltre. Alla Regione viene chiesto di individuare, insieme ai Comuni, una quota di posti nelle strutture ricettive da destinare alle famiglie sgomberate fino al rientro nelle abitazioni. E si propone di cercare, con la Protezione civile, aree nelle quali poter installare moduli abitativi temporanei all’interno dei Comuni dei Campi Flegrei. L’obiettivo dichiarato è evitare che l’emergenza provochi anche la dispersione della comunità, costringendo le famiglie a trasferirsi lontano dai luoghi nei quali hanno sempre vissuto. 

Tra le altre richieste c’è l’estensione dei contributi anche agli immobili con inagibilità relativa o sgomberi parziali, insieme alla copertura del 100 per cento delle spese per la riduzione della vulnerabilità sismica, anziché del 70 per cento. I cittadini chiedono inoltre che i fondi non vengano diluiti fino al 2029 e che i controlli sulla vulnerabilità degli edifici considerati a medio e alto rischio siano eseguiti a tappeto e nell’interesse pubblico, senza attendere necessariamente l’iniziativa dei singoli proprietari. 

E non c’è soltanto il problema casa. Gli emendamenti chiedono misure economiche per chi è stato colpito direttamente o indirettamente dalla crisi: sospensione dei mutui sugli immobili inagibili, interventi su cartelle esattoriali e utenze, ristori per attività economiche e professionali, forme di integrazione salariale e un bonus per l’assistenza psicologica, con particolare attenzione ai minori e alle persone con disabilità. 

Sul fronte degli edifici, la richiesta di fondo è ancora più ambiziosa: non fermarsi al miglioramento o alla «riqualificazione» sismica ma puntare all’adeguamento sismico, portando progressivamente gli immobili agli standard di sicurezza previsti per le nuove costruzioni. Per le riparazioni più leggere viene invece proposta una procedura accelerata, con tecnici e imprese certificati e meccanismi che evitino agli sfollati di dover anticipare personalmente il costo dei lavori. 

Sono queste le richieste che la delegazione porta all’incontro attraverso i documenti affidati alla cabina di regia coordinata dal prefetto Michele di Bari, mentre a dargli forza sono i cittadini rimasti fuori la sede della prefettura. La tensione è salita soprattutto al passaggio di Manzoni, accolto da fischi e dalle grida di «vergogna».
Poi tornano i tamburi. Davanti ci sono le transenne, i cartelli e le famiglie che chiedono una casa. Alle spalle gli operai continuano a preparare il palco dell’Eurovolley. Due immagini che finiscono per sovrapporsi: da una parte la città che si prepara a ospitare un grande evento sportivo, dall’altra cittadini che hanno dovuto autotassarsi e noleggiare due pullman per arrivare fin qui e chiedere alle istituzioni di non essere lasciati soli.
La richiesta adesso è una sola: trasformare le promesse e le norme in tempi, risorse e soluzioni concrete.

E mentre attendono la fine del vertice fuori la Prefettura due cittadini si sono sentiti male, sembra per il caldo. Una donna è rimasta stesa a terra con gli ombrelli di altre persone a farle da riparo mentre altri si sono spostati sotto la galleria per cercare di ripararsi dal sole mentre il fatto ha creato un po’ di tensione a causa dei soccorsi che sono arrivati dopo 30 minuti.

31 ago 2026


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