Il trattamento integrativo di 100 euro di settembre continua a interessare lavoratori dipendenti e alcuni percettori di prestazioni INPS. Ecco come funziona, quali sono i requisiti reddituali e come verificare gli importi spettanti
Il trattamento integrativo, conosciuto ancora oggi come Bonus 100 euro o ex Bonus Renzi, continua a rappresentare una delle misure fiscali più importanti per i lavoratori con redditi medio-bassi.
Nel 2026, però, è importante fare chiarezza: non si tratta di un bonus automatico di 100 euro destinato indistintamente a tutti i lavoratori. Il riconoscimento dipende infatti dal reddito complessivo, dalla situazione fiscale del contribuente e dalla capienza dell’imposta.
L’importo massimo può arrivare a 1.200 euro annui, cioè fino a 100 euro al mese, quando sono rispettate tutte le condizioni previste dalla normativa. L’Agenzia delle Entrate conferma che il trattamento integrativo è riconosciuto ai titolari di reddito da lavoro dipendente e di alcuni redditi assimilati e non concorre alla formazione del reddito complessivo.
Chi può ricevere il trattamento integrativo
La disciplina prevede innanzitutto una fascia di reddito fino a 15.000 euro.
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In questo caso il trattamento integrativo può spettare nella misura massima di 1.200 euro annui, ma è necessario che l’imposta lorda determinata sui redditi interessati sia superiore alle detrazioni spettanti per lavoro dipendente, secondo le condizioni previste dalla normativa.
Il beneficio, quindi, non deve essere considerato come una somma automaticamente riconosciuta a chiunque abbia un reddito inferiore a 15.000 euro.
Redditi tra 15.001 e 28.000 euro
Una situazione più complessa riguarda chi presenta un reddito complessivo compreso tra 15.001 e 28.000 euro.
In questa fascia il trattamento integrativo può essere riconosciuto soltanto quando la somma di determinate detrazioni risulta superiore all’imposta lorda. L’importo spettante è calcolato sulla differenza tra i due valori e, comunque, non può superare i 1.200 euro annui.
Di conseguenza, non è corretto affermare semplicemente che il trattamento integrativo spetti a tutti coloro che guadagnano meno di 28.000 euro.
Come viene pagato
Per i lavoratori dipendenti, il trattamento integrativo viene normalmente riconosciuto direttamente dal datore di lavoro, che agisce come sostituto d’imposta.
L’importo viene quindi inserito nella busta paga sulla base delle informazioni disponibili al sostituto d’imposta. Successivamente, in sede di conguaglio fiscale, viene verificato se il lavoratore aveva effettivamente diritto alla somma ricevuta.
Questo passaggio è importante perché il beneficio può essere ricalcolato a fine anno sulla base del reddito effettivamente percepito.
Se il lavoratore ha ricevuto somme superiori a quelle effettivamente spettanti, l’importo non dovuto può essere recuperato attraverso il conguaglio fiscale. L’Agenzia delle Entrate conferma inoltre che, qualora il trattamento integrativo spettante non sia stato riconosciuto dal datore di lavoro, può essere recuperato attraverso la dichiarazione dei redditi.
E per chi percepisce la NASpI?
Il trattamento integrativo può interessare anche alcune categorie di percettori di prestazioni che danno diritto al beneficio fiscale.
Per chi riceve somme direttamente dall’INPS, tuttavia, è importante non confondere la data di pagamento della prestazione con una data fissa e universale valida per tutti i beneficiari.
Le tempistiche possono infatti dipendere dalle lavorazioni effettuate dall’Istituto e dalla posizione individuale.
Per questo motivo, chi è in attesa di una somma collegata al trattamento integrativo dovrebbe verificare direttamente la propria posizione previdenziale, senza fare affidamento su una singola data di pagamento indicata in precedenza.
Come controllare se il trattamento integrativo è stato riconosciuto
Il lavoratore può controllare la propria situazione attraverso la documentazione fiscale e il cedolino.
In particolare, è possibile verificare:
- l’importo del trattamento integrativo riconosciuto;
- eventuali somme non erogate;
- il reddito complessivo considerato;
- le detrazioni applicate;
- l’eventuale recupero di somme precedentemente erogate.
Per i lavoratori dipendenti, un controllo particolarmente importante può essere effettuato attraverso la Certificazione Unica e la dichiarazione dei redditi.
L’Agenzia delle Entrate ricorda che il trattamento integrativo viene riportato nella documentazione fiscale e che il calcolo può essere rielaborato in sede di dichiarazione.
Attenzione al “Bonus 100 euro”
Il nome Bonus 100 euro continua a essere utilizzato comunemente perché richiama la misura introdotta nel 2020, ma oggi può creare confusione.
Il trattamento integrativo non è infatti un pagamento automatico di 100 euro mensili per tutti. L’importo effettivo dipende dalla situazione fiscale del singolo lavoratore.
Per alcuni contribuenti può arrivare a 100 euro mensili; per altri può essere inferiore oppure non spettare affatto.
Inoltre, nel sistema fiscale attuale sono presenti altre misure di riduzione della pressione fiscale che non devono essere confuse con il trattamento integrativo. L’Agenzia delle Entrate, nelle istruzioni 2026, distingue infatti il trattamento integrativo dalla nuova somma esente prevista per alcuni lavoratori dipendenti con redditi fino a 20.000 euro.
Quanto spetta? Il punto fondamentale
| Reddito complessivo | Trattamento integrativo |
|---|---|
| Fino a 15.000 euro | Fino a 1.200 euro annui, se sono rispettate le condizioni fiscali |
| 15.001-28.000 euro | Possibile, ma calcolato sulla base delle specifiche detrazioni e dell’imposta lorda |
| Oltre 28.000 euro | Il trattamento integrativo previsto da questa disciplina non spetta |
Il valore effettivo deve comunque essere determinato tenendo conto della situazione fiscale complessiva del contribuente.
Come verificare concretamente il proprio diritto
Chi ritiene di avere diritto al trattamento integrativo dovrebbe controllare innanzitutto reddito complessivo, imposta lorda e detrazioni.
In caso di dubbi è possibile verificare la Certificazione Unica, il cedolino e il modello 730 oppure rivolgersi a un CAF o a un professionista.
Per chi riceve prestazioni direttamente dall’INPS, è invece consigliabile controllare la propria posizione attraverso i servizi online dell’Istituto.
La regola più importante, dunque, è non considerare il trattamento integrativo come un bonus fisso e automatico: il diritto e l’importo dipendono dalla situazione fiscale individuale.
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