Pensioni, perché il 15 settembre è una data importante
Scadenza importante in arrivo per alcuni pensionati italiani. Entro il 15 settembre 2026 bisogna regolarizzare la propria posizione reddituale per evitare conseguenze sull’importo percepito. Ma attenzione: non significa che tutte le pensioni subiranno un taglio.
La questione riguarda una platea specifica di beneficiari e, in particolare, chi percepisce prestazioni collegate al reddito e non ha comunicato le informazioni reddituali richieste dall’INPS nell’ambito della Campagna RED 2023, relativa ai redditi del 2022.
Per questi pensionati il tempo a disposizione sta terminando. La mancata regolarizzazione entro la scadenza può infatti determinare la revoca definitiva delle prestazioni collegate al reddito riferite al 2022.
Il problema non arriva comunque senza preavviso. Nei mesi di agosto e settembre 2026, sui cedolini dei pensionati coinvolti nella procedura di sospensione viene applicata una trattenuta pari al 5% dell’imponibile pensionistico lordo del mese di luglio 2026.
Si tratta quindi di un segnale che dovrebbe spingere gli interessati a controllare immediatamente la propria posizione.
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Per le pensioni di importo mensile non superiore a 100 euro la trattenuta del 5% non viene applicata. Questo, però, non significa automaticamente essere esclusi dalle conseguenze della mancata comunicazione reddituale.
Il punto fondamentale è un altro: non è prevista una riduzione generalizzata delle pensioni italiane dal 15 settembre. La scadenza interessa esclusivamente determinate posizioni per le quali l’INPS non dispone delle informazioni reddituali necessarie.
Chi non ha ricevuto comunicazioni, non rientra nella campagna interessata e non percepisce prestazioni soggette alla verifica reddituale non deve quindi allarmarsi per un presunto taglio generalizzato degli assegni.
Chi rischia davvero il taglio delle pensioni
A rischiare sono dunque alcuni pensionati che ricevono prestazioni il cui riconoscimento o importo dipende dal reddito e che non hanno trasmesso i dati richiesti relativi al 2022.
È proprio la situazione economica del beneficiario, infatti, a determinare il diritto a ricevere determinate somme aggiuntive rispetto al trattamento pensionistico.
Tra le prestazioni collegate al reddito possono rientrare, a seconda della situazione individuale, integrazioni al trattamento minimo, maggiorazioni sociali e altre somme aggiuntive, oltre alle specifiche regole applicabili alle pensioni ai superstiti.
Non bisogna quindi confondere la pensione maturata attraverso i contributi con le componenti dell’assegno riconosciute soltanto in presenza di determinati requisiti economici.
Un primo controllo può essere effettuato direttamente sul cedolino della pensione.
I pensionati coinvolti possono infatti trovare un’indicazione relativa alla mancata comunicazione reddituale e alla sospensione prevista dall’articolo 35, comma 10-bis, del decreto-legge 207/2008.
La presenza della trattenuta del 5% rappresenta un ulteriore segnale da non sottovalutare.
Esistono però anche importanti esclusioni. Per questa specifica procedura l’INPS ha indicato come escluse le prestazioni assistenziali di invalidità civile, gli assegni sociali e le pensioni sociali.
Attenzione, inoltre, a non interpretare automaticamente una pensione più bassa a settembre come conseguenza di questa operazione.
Sul cedolino possono comparire anche conguagli fiscali, trattenute derivanti dal modello 730, recuperi IRPEF e altre operazioni contabili. Per capire perché l’importo è cambiato bisogna quindi verificare le singole voci riportate nel documento.
In sintesi, la scadenza del 15 settembre non riguarda tutti i pensionati, ma chi è coinvolto nella verifica reddituale e non ha ancora fornito all’INPS le informazioni necessarie relative ai redditi 2022.
Cosa succede dopo il 15 settembre
È soprattutto ciò che può accadere dopo la scadenza a rendere necessario un intervento rapido.
Se entro il 15 settembre 2026 il pensionato interessato non comunica le informazioni reddituali richieste, le prestazioni collegate al reddito riferite al 2022 possono essere revocate definitivamente.
Pensione più bassa a settembre? Controlla questa trattenuta nel cedolino INPS
L’INPS potrà inoltre effettuare i calcoli necessari per individuare eventuali somme percepite senza averne diritto, procedendo successivamente al loro recupero.
La situazione è leggermente diversa per le pensioni ai superstiti. In caso di mancata trasmissione dei dati richiesti viene applicata la riduzione massima prevista dalla normativa.
Per questo motivo non conviene considerare la trattenuta del 5% di agosto e settembre come il problema principale. Quella riduzione rappresenta piuttosto un segnale della procedura in corso.
Il rischio più importante arriva dopo la mancata regolarizzazione, quando la sospensione può trasformarsi nella revoca della prestazione collegata al reddito e può essere avviato il recupero delle somme eventualmente non spettanti.
Non significa, è bene ribadirlo, che l’INPS cancellerà automaticamente l’intera pensione dal giorno successivo alla scadenza. Parlare genericamente di “pensioni tagliate dal 15 settembre” rischia quindi di generare confusione.
Il provvedimento riguarda le componenti collegate al reddito interessate dalla verifica e, per le pensioni ai superstiti, la riduzione prevista dalle relative disposizioni.
Cosa fare subito per evitare la revoca
Chi pensa di essere coinvolto dovrebbe innanzitutto controllare il cedolino della pensione e le comunicazioni ricevute dall’INPS, verificando anche la propria posizione attraverso i servizi online dell’Istituto.
In particolare, bisogna prestare attenzione a eventuali comunicazioni riguardanti la mancata dichiarazione dei redditi relativi al 2022.
Per regolarizzare la posizione entro il 15 settembre 2026, gli interessati devono presentare la domanda di “Ricostituzione reddituale per sospensione art. 35, comma 10-bis, D.L. n. 207/2008”.
L’operazione può essere effettuata utilizzando i servizi messi a disposizione dall’INPS oppure rivolgendosi a un patronato, soluzione particolarmente utile per chi non è sicuro della propria situazione o non utilizza abitualmente i servizi digitali.
Chi ha già trasmesso la documentazione richiesta dovrebbe invece verificare lo stato della pratica, evitando di inviare richieste duplicate senza prima controllare l’esito della precedente comunicazione.
Il consiglio è di non aspettare gli ultimi giorni. Eventuali problemi nell’accesso ai servizi online, documenti mancanti o dubbi sulla propria posizione potrebbero infatti rendere più complicato rispettare la scadenza.
Tre elementi meritano quindi un controllo immediato: il cedolino di agosto e settembre, le comunicazioni ricevute dall’INPS e l’eventuale mancata dichiarazione dei redditi 2022.
Chi trova una trattenuta del 5%, ha ricevuto un avviso specifico oppure sa di percepire una prestazione collegata al reddito dovrebbe verificare la propria posizione il prima possibile.
Il 15 settembre 2026 rappresenta il termine decisivo per evitare che una mancata comunicazione amministrativa possa trasformarsi nella perdita della prestazione collegata al reddito, in una riduzione dell’assegno o nel recupero delle somme considerate non dovute.
Per la maggior parte dei pensionati, invece, non è previsto alcun taglio generalizzato della pensione dal 15 settembre. La scadenza riguarda esclusivamente le posizioni coinvolte nella specifica procedura reddituale.
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