cosa rischia di cambiare e cosa conviene fare ora


Chi ha in programma lavori di ristrutturazione dovrebbe muoversi con attenzione: le percentuali di detrazione attuali potrebbero ridursi dal prossimo anno, e conta il momento in cui si paga, non quello in cui si lavora.

Chi sta programmando interventi di ristrutturazione, efficientamento energetico o messa in sicurezza antisismica della propria casa si chiede spesso, i tema di bonus lavoricosa rischia di cambiare nel bonus casa 2027 e cosa conviene fare ora. La prossima legge di Bilancio dovrà decidere se confermare l’attuale assetto delle detrazioni, che oggi coinvolge lavori per circa 26 miliardi di euro complessivi, oppure lasciare che scattino le riduzioni già previste dalla normativa vigente. Nel frattempo, la regola pratica più importante da tenere presente è che per queste agevolazioni conta il momento del pagamento, non quello di esecuzione dei lavori.

Come funzionano oggi le detrazioni per i lavori in casa?

Dopo il taglio degli sconti più generosi, come il bonus barriere architettoniche al 75%, eliminato alla fine del 2025, e il superbonus, progressivamente ridotto fino alla sua sparizione, la mappa delle detrazioni disponibili è stata semplificata dal Governo a partire dal 2025. L’aliquota base per bonus ristrutturazioni, ecobonus e sismabonus, che coprono la parte più rilevante degli interventi domestici, è oggi il 36%.

Questo livello sale al 50% per chi effettua interventi sulla propria abitazione principale, sulla quale detiene anche un diritto reale, come quello di proprietà. In sintesi: i lavori sulla prima casa sono agevolati al 50%, mentre quelli sulle altre abitazioni al 36%, e questo schema resta valido fino al termine dell’anno in corso.

Cosa succederà dal 2027 se non arriva una proroga?

Se non intervengono modifiche nella prossima manovra, dal 2027 lo sconto per le abitazioni principali scenderebbe dal 50% al 36%, mentre quello per le seconde case scenderebbe dal 36% al 30%. Dal prossimo anno, inoltre, scadrebbe anche il bonus mobili, attualmente fissato al 50% senza distinzione tra prime e seconde case, con un tetto di spesa di 5mila euro: senza modifiche, gli acquisti di arredi ed elettrodomestici collegati a interventi di ristrutturazione non sarebbero più agevolati a partire dal 2027.

Va inoltre ricordato che chi ha redditi superiori a 75mila euro deve già fare i conti con un’ulteriore limatura delle spese ammesse a detrazione in dichiarazione dei redditi. E c’è un ulteriore taglio già programmato più avanti nel tempo: dal 2028 al 2033 le aliquote scenderanno ulteriormente al 30%.

Cosa sta valutando il Governo per la prossima manovra?

L’apertura a prorogare l’assetto attuale delle agevolazioni, una volta archiviati gli sconti più generosi come il superbonus, era arrivata già la scorsa primavera dal viceministro dell’Economia, Maurizio Leo. Questa disponibilità resta però sempre condizionata alla necessità di reperire nel bilancio pubblico le risorse finanziarie necessarie per sostenere il costo della proroga.

Perché conviene muoversi con prudenza in questa fase?

L’indicazione pratica per chi sta programmando interventi agevolabili resta quella della massima prudenza: per evitare l’eventualità di tagli alle percentuali attualmente in vigore, conviene effettuare i lavori entro la fine dell’anno, in modo da non rischiare nulla rispetto a un’eventuale riduzione delle aliquote a partire dal 2027.

Perché conta il momento del pagamento e non quello dei lavori?

Questo è un aspetto tecnico fondamentale da tenere presente. Per queste agevolazioni vale il principio di cassa: per individuare quale regime fiscale applicare, non si guarda al momento in cui i lavori vengono effettuati, ma a quello in cui viene trasmesso il bonifico parlante, cioè il pagamento tracciato specificamente predisposto per beneficiare di queste detrazioni.

Un contribuente fa eseguire lavori di ristrutturazione della propria abitazione principale nel mese di novembre 2026, ma decide di saldare l’ultima parte della fattura solo a gennaio 2027. Se nel frattempo l’aliquota per la prima casa fosse effettivamente scesa dal 50% al 36%, quella parte di spesa pagata a gennaio 2027 rischierebbe di beneficiare della detrazione ridotta, anche se i lavori sono stati fisicamente completati nell’anno precedente. Per questo motivo, chi vuole essere certo di beneficiare delle aliquote attuali dovrebbe effettuare tutti i pagamenti tramite bonifico parlante entro la fine dell’anno.

Quanto costerebbe allo Stato confermare le agevolazioni attuali?

Le tabelle allegate all’ultima manovra offrono una stima precisa di quanto servirebbe per prorogare il pacchetto attuale di sconti per altri 12 mesi. Sulla base dei dati relativi alle spese dichiarate per interventi di ristrutturazione nell’anno d’imposta 2023, la relazione tecnica ha considerato un ammontare complessivo di circa 25 miliardi di euro, tenendo presente che circa il 75% degli interventi riguarda tipicamente le abitazioni principali. A questa somma va aggiunto il bonus mobili, per il quale si stimano investimenti pari a circa un miliardo di euro. Il perimetro complessivo dei lavori collegati a queste agevolazioni è quindi di circa 26 miliardi.

Per rinnovare i sostegni attuali servirebbe, a regime, circa mezzo miliardo all’anno. Le stime della precedente manovra spiegano perché: all’inizio questi sconti fiscali producono un effetto positivo per le casse pubbliche, legato all’Iva e alle maggiori imposte versate dalle imprese che eseguono i lavori. A regime, invece, si manifesta il peso delle rate annuali che i cittadini recuperano attraverso le proprie dichiarazioni dei redditi. Quando questi due effetti si stabilizzano, il costo complessivo del rinnovo degli attuali livelli di agevolazione risulta pari a circa 450 milioni all’anno per ecobonus, bonus ristrutturazioni e sismabonus, e a poco più di 50 milioni all’anno per il bonus mobili.

Quali sono i numeri chiave da tenere a mente?

Riassumendo i punti principali: oggi il sistema prevede un’aliquota del 50% per gli interventi sull’abitazione principale, e del 36% per i lavori sulle seconde case, uno schema mantenuto anche per il 2026, valido sia per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, come manutenzioni straordinarie e ristrutturazioni, sia per quelli finalizzati all’efficienza energetica.

In assenza di una decisione specifica nella prossima manovra, e delle risorse finanziarie necessarie a mantenere le percentuali attuali, dal 1° gennaio 2027 scatterebbe automaticamente una riduzione: l’agevolazione scenderebbe al 36% per i lavori sulle abitazioni principali, e al 30% per quelli sulle seconde case.

Per quanto riguarda il bonus mobili ed elettrodomestici, la detrazione del 50%, con un tetto di spesa di 5mila euro, resta in vigore fino al 31 dicembre 2026, mantenuta alla stessa percentuale sia per le abitazioni principali sia per le seconde case. Superata questa data, senza un intervento specifico nella manovra, questa agevolazione rischia di chiudere definitivamente i battenti.




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