Pensioni statali, scattano i recuperi Inps fino a 60 rate


I controlli riguardano alcune pensioni della Gestione pubblica con prestazioni legate al reddito erogate provvisoriamente nel 2024: i recuperi partiranno a dicembre 2026 per la quattordicesima e a gennaio 2027 per le pensioni ai superstiti, con trattenute che possono essere distribuite su un massimo di cinque anni.

Non è un taglio generalizzato alle pensioni degli ex dipendenti pubblici. Ma per una parte dei pensionati della Gestione pubblica INPS sta per cominciare un’operazione che può incidere sul cedolino per mesi e, nei casi più rilevanti, per anni. L’Istituto ha concluso la verifica reddituale sulle prestazioni collegate al reddito erogate in via provvisoria nel 2024 e, dove i controlli hanno fatto emergere somme pagate in eccesso, procederà al recupero.

L’operazione riguarda in particolare due voci: la somma aggiuntiva, cioè la quattordicesima, e l’applicazione dei limiti di cumulabilità delle pensioni ai superstiti, comprese quindi le pensioni di reversibilità interessate dalla disciplina reddituale. Le istruzioni sono contenute nel messaggio INPS n. 2608 dell’11 agosto 2026.

Il primo elemento da chiarire è chi rischia effettivamente la trattenuta. Il controllo non coinvolge indistintamente tutti i pensionati pubblici, ma le prestazioni della Gestione pubblica liquidate attraverso i sistemi cosiddetti SIN e GPP per le quali nel 2024 determinati importi erano stati riconosciuti sulla base dei dati reddituali disponibili in quel momento e quindi con carattere provvisorio.

L’INPS ha successivamente confrontato quei dati con le informazioni reddituali consolidate. Per i redditi diversi dalla pensione sono stati utilizzati i dati fiscali disponibili, compresi quelli provenienti dal modello 730, dalla Certificazione unica e dal modello Redditi Persone Fisiche; per i redditi pensionistici sono state utilizzate anche le informazioni presenti nel Casellario centrale dei pensionati. Il controllo serve a verificare non soltanto se il beneficio spettasse, ma anche se fosse stato pagato nell’importo corretto.

Questo passaggio è importante perché aver ricevuto una comunicazione o essere compresi nella platea verificata non significa automaticamente dover restituire denaro. Il recupero scatta soltanto quando dal ricalcolo emerge che, alla luce del reddito effettivamente accertato, l’INPS aveva corrisposto una somma superiore a quella spettante.

Per la quattordicesima il meccanismo deriva dalla natura stessa della prestazione. Viene riconosciuta ai pensionati che rispettano determinati requisiti anagrafici, contributivi e reddituali, ma l’attribuzione può avvenire sulla base delle informazioni disponibili prima che il quadro fiscale sia definitivo. L’INPS effettua quindi successivamente un controllo sui redditi effettivi. Se il limite è stato superato oppure l’importo dovuto era inferiore a quello versato, nasce l’indebito da recuperare.

Diverso, ma altrettanto rilevante, è il controllo sulle pensioni ai superstiti. La legge n. 335 del 1995 prevede riduzioni dell’assegno quando il beneficiario dispone di altri redditi oltre determinate soglie. Nel 2024, in base alle tabelle INPS, fino a 23.345,79 euro non era prevista riduzione; oltre questa cifra e fino a 31.127,72 euro la riduzione era del 25%, saliva al 40% tra 31.127,72 e 38.909,65 euro e al 50% oltre quest’ultima soglia. La disciplina prevede tuttavia specifiche eccezioni, tra cui quelle relative ai nuclei con figli minori, studenti o inabili nei casi stabiliti dalla legge.

Il calendario dei recuperi è già definito. Per gli indebiti collegati alla quattordicesima le trattenute partiranno dalla pensione di dicembre 2026. Per quelli derivanti dal ricalcolo delle pensioni ai superstiti l’avvio è fissato a gennaio 2027. Non si tratta quindi di prelievi che scattano sul cedolino di agosto o settembre 2026.

Anche la misura del recupero è regolata. Il messaggio INPS prevede una trattenuta calcolata sull’importo complessivo della pensione, fino al limite indicato dalla disciplina di recupero, con riferimento a un quinto dell’assegno e con la salvaguardia del trattamento minimo. Gli importi devono essere recuperati al netto delle ritenute fiscali quando ricorrono le condizioni previste dal Testo unico delle imposte sui redditi.

La dilazione può arrivare a un massimo di 60 rate mensili, quindi cinque anni. Questo non significa che ogni pensionato avrà automaticamente 60 trattenute: la durata effettiva dipenderà dall’ammontare dell’indebito, dall’importo della pensione e dalla somma mensile concretamente recuperabile.

C’è poi il caso di chi possiede più trattamenti. Se sulla pensione interessata non è possibile recuperare completamente il debito e il pensionato è titolare anche di un’altra pensione diretta della Gestione pubblica, l’INPS può proseguire automaticamente il recupero su quest’ultima. Per l’eventuale residuo sono previste altre modalità, compreso l’avviso di pagamento PagoPA o, quando possibile, la trattenuta su un’altra pensione erogata dall’Istituto.

Il pensionato non viene però posto di fronte alla trattenuta senza preavviso. Gli interessati devono ricevere una comunicazione individuale, tramite posta elettronica certificata quando disponibile oppure mediante raccomandata con avviso di ricevimento. Nella comunicazione devono essere indicati il debito accertato e le modalità con cui l’INPS intende recuperarlo.

Da quel momento c’è un termine particolarmente importante: 30 giorni dalla notifica. Entro questo periodo il pensionato può rivolgersi alla struttura territoriale INPS competente e produrre documentazione che ritenga utile per chiedere la rettifica della situazione reddituale. È quindi opportuno controllare attentamente i redditi attribuiti dall’Istituto, soprattutto quando vi siano dichiarazioni corrette successivamente, redditi che non avrebbero dovuto essere considerati o informazioni fiscali non allineate.

Le sedi territoriali possono inoltre intervenire sul piano di recupero impostato centralmente, nei limiti stabiliti dalla normativa e con l’autorizzazione prevista dalle procedure interne. Per questo chi riceve la lettera non dovrebbe limitarsi a verificare l’importo finale, ma controllare anno di riferimento, redditi considerati, prestazione contestata, ammontare dell’indebito e numero delle rate.

La vicenda va tenuta distinta anche da altre operazioni INPS in corso nel 2026. Ad agosto, per esempio, sono già partiti recuperi relativi alla revoca di alcune quattordicesime della Gestione privata riferite all’anno reddituale 2021, con piani da 24 rate, mentre altri pensionati sono interessati dalle trattenute del 5% legate alla mancata comunicazione dei redditi nella campagna RED. Sono procedimenti diversi, con presupposti, scadenze e platee differenti.

Per i pensionati pubblici interessati dal messaggio 2608, dunque, le date da annotare sono soprattutto due: dicembre 2026 e gennaio 2027. Prima ancora del cedolino, però, sarà decisiva la comunicazione dell’INPS: è da quella notifica che decorrono i 30 giorni nei quali è possibile verificare i conteggi e chiedere, quando ve ne siano i presupposti, il riesame della posizione.


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