Fenucci e il mercato del Bologna: «Cessioni necessarie per riequilibrare il bilancio. Abbiamo provato a convincere Rowe a restare, ma da lui segnali di nervosismo»


di
Marco Vigarani

L’ad del club: «Non mi piace parlare di una stagione di transizione. L’obiettivo è sempre vincere tutte le partite. Abbiamo dovuto affrontare un’esigenza finanziaria ma Saputo vuole continuare a investire»

In casa Bologna è tempo di bilanci, dopo un’estate di mercato che ha lasciato l’amaro in bocca ai tifosi a causa di tanti addii (Freuler svincolato; Castro, Lucumi e Rowe ceduti). A parlare è l’amministratore delegato Claudio Fenucci: «La strategia che abbiamo seguito non può essere slegata dagli ultimi 3-4 anni. Tenendo conto di un primo ciclo in cui abbiamo investito, bonus compresi, circa 280 milioni di euro. Un programma di investimenti che ci ha portato a entrare in Europa e quindi puntare a giocatori con maggiore esperienza e quindi con ingaggi più elevati. Uscendo da questo percorso delle competizioni internazionali, abbiamo dovuto fronteggiare un quadro di 145 milioni di costi a fronte di 85 di ricavi quindi dovevamo recuperare questo gap economico per continuare a fare un calcio sostenibile, pur mantenendo una squadra all’altezza e il clima di entusiasmo che si è creato in città». Cessioni nate quindi per «la necessità di riequilibrare la situazione economica e finanziaria del club».

«Rowe era in competizione con Cambiaghi»

L’eccezione è rappresentata dalla cessione in extremis di Rowe all’Atalanta: «Abbiamo provato più volte a convincerlo a restare – ha spiegato il dirigente rossoblù – ma abbiamo visto da parte sua segnali di nervosismo e per noi alcuni principi di stabilità del gruppo sono fondamentali. Sapevamo che la sua gestione poteva essere complicata, già in passato ha avuto qualche piccolo problema caratteriale. Era in competizione con Cambiaghi che stava facendo meglio di lui. Magari avrebbe portato comportamenti negativi per tutta la stagione quindi abbiamo scelto di cederlo, anche se non abbiamo tratto vantaggi finanziari dall’operazione». E a chi si chiede se non fosse il caso di tenere Castro e cedere l’inglese, Fenucci risponde: «Non ci piaceva l’idea di vendere un giocatore che era arrivato solo l’anno scorso, pensavamo di proseguire insieme perché i segnali di nervosismo sono esplosi dopo. Putrtroppo nel frattempo Castro era già stato venduto ma non siamo noi a scegliere quali giocatori cedere e lui ci aveva chiesto in maniera ferma di andare a giocare la Champions League perché la Roma era una grande opportunità per la sua carriera». 




















































La strada per tornare a essere competitivi

Il dirigente del Bologna guarda comunque con fiducia alla rosa costruita per la stagione 2026-27: «Pensiamo che siano arrivati ragazzi che possano dare una grande mano. Piccoli è giovane ma ha già fatto vedere tanto, Dovbyk ha numeri che parlano per lui e si sta impegnando a fondo per recuperare. Mbangula ha caratteristiche diverse da Rowe ma è un giocatore importante. La squadra è attrezzata per essere competitiva, divertire il pubblico e fare un altro campionato nelle prime dieci».

Leggendo però l’andamento, tanto delle ultime stagioni a livello finanziario quanto dell’estate, il timore di un ridimensionamento in città è concreto. Ecco che Fenucci traccia il quadro della situazione: «Non mi piace parlare di una stagione di transizione perché abbiamo comunque comprato più di quanto incassato. L’obiettivo è sempre vincere tutte le partite, poi sappiamo che ci sono squadre più attrezzate. L’anno prossimo sarà una nuova stagione e non possiamo pensare oggi a quello che sarà il futuro. L’autofinanziamento sicuramente non ci sarà mai, avremo bisogno di fondi da Saputo. La nostra è una proprietà lunga che ha vissuto vari cicli, adesso abbiamo dovuto affrontare un’esigenza finanziaria ma Saputo vuole continuare a investire. Ad esempio, ha raddoppiato le risorse per il settore giovanile». Si arriva quindi alla strada da percorrere: «Sapevamo a cosa saremmo andati incontro, la situazione va gestita nel tempo. Guardiamo l’Atalanta: ha lavorato benissimo sul settore giovanile, ottenendo grandi incassi. Dobbiamo ricominciare da lì ed essere pronti ad accettarlo. Se Libra è il sesto centrocampista della rosa dobbiamo essere contenti, come del fatto che Raimondo faccia bene al Frosinone. Questa è la strada per tornare a essere competitivi con costi accessibili».

Le condizioni per la realizzazione del nuovo stadio

La certezza per il domani è anche andare avanti con Sartori e Di Vaio come coppia mercato, nonostante i contratti in scadenza: «Ho già parlato con Saputo per proseguire con entrambi. Quando sarà il momento, ci confronteremo ma c’è la volontà di restare insieme: è un gruppo di lavoro che ha funzionato bene». Chiusura dedicata al tema del nuovo stadio che potrebbe sorgere nell’area fieristica: «Sarebbe importante per molte ragioni. Innanzitutto, è un luogo in cui si crea una comunità di tifosi, da progettare pensando al futuro. Poi è fondamentale a livello economico per noi e per la città. Spero che in breve tempo capiremo se ci sono le condizioni per farlo, l’operazione ora è molto più semplice perché coinvolge Saputo, la Fiera e qualche imprenditore locale. Siamo già al lavoro con i progettisti».

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3 settembre 2026


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