Bonus da 800 milioni per il CEO di Arm? Le agenzie di consulenza si scatenano


Arm si prepara a sottoporre agli azionisti un piano di remunerazione per il CEO Rene Haas che potrebbe raggiungere fino a 800 milioni di dollari in azioni. Il progetto, denominato Value Creation Plan (VCP), lega il compenso al raggiungimento di specifici obiettivi di capitalizzazione di mercato, con una prima soglia fissata a 1.000 miliardi di dollari e ulteriori traguardi a 1.500 e 2.000 miliardi.

Come riportato da The Telegraph, il piano ha però attirato le critiche dell’Institutional Shareholder Services (ISS) e Glass Lewis, due società di consulenza che hanno invitato gli azionisti a votare contro la proposta in occasione dell’assemblea annuale del 9 settembre. Secondo le loro valutazioni, un sistema di questo tipo potrebbe produrre guadagni eccessivi per il vertice aziendale e non esistono sufficienti elementi per dimostrare che i VCP riescano effettivamente a migliorare le prestazioni delle società.

Il meccanismo proposto da Arm collega direttamente il valore delle azioni assegnate a Rene Haas alla crescita della capitalizzazione di mercato dell’azienda. Il primo obiettivo richiede che Arm raggiunga una valutazione di 1.000 miliardi di dollari. A quel livello il CEO potrebbe ottenere fino a 800 milioni di dollari in azioni.

Il confronto con la valutazione attuale rende evidente la dimensione dell’obiettivo. Secondo i dati riportati nei due testi, Arm vale circa 264 miliardi di dollari. Il valore indicato nell’altro documento è di 255 miliardi, a conferma comunque di una distanza molto ampia rispetto alla prima soglia prevista dal piano. Per arrivare a 1.000 miliardi, la capitalizzazione dovrebbe quindi crescere di circa quattro volte rispetto ai livelli indicati.

Il traguardo appare ancora più impegnativo se si considera che Arm ha perso quasi la metà del proprio valore rispetto al picco raggiunto a giugno. Il valore delle azioni rappresenta quindi l’elemento determinante per l’eventuale assegnazione del maxi compenso.

Arm sostiene che il piano di remunerazione rifletta la particolare posizione della società. L’azienda è stata fondata e ha sede a Cambridge, nel Regno Unito, ma è quotata sul Nasdaq e Rene Haas vive in California. Secondo la società, il sistema retributivo deve quindi tenere conto degli standard statunitensi e della necessità, per i dirigenti, di competere con aziende che operano nello stesso mercato e per altri profili professionali.

I Value Creation Plan risultano più comuni negli Stati Uniti rispetto al mercato britannico. L’ISS sottolinea proprio questa differenza e considera il meccanismo poco diffuso nel Regno Unito. Glass Lewis ha espresso una valutazione analoga, definendo il pacchetto proposto eccessivo.

La questione si inserisce inoltre nel più ampio dibattito sui compensi dei vertici delle grandi società tecnologiche. Il piano di Arm arriva dopo che pacchetti azionari di dimensioni eccezionali hanno raggiunto livelli mai visti in precedenza. Tra i casi più rilevanti figura quello di Elon Musk, con un pacchetto azionario dal valore indicato in circa un trilione di dollari (1.000 miliardi).

Nonostante le raccomandazioni delle società di consulenza, la possibilità che il piano venga respinto appare limitata. Il motivo è legato alla struttura azionaria di Arm: SoftBank possiede l’86% delle azioni, quindi dispone di una quota sufficiente per esercitare un’influenza determinante sul voto.

SoftBank aveva acquisito Arm nel 2016, portando successivamente la società fuori dalla Borsa di Londra. Arm è poi tornata sul mercato azionario attraverso una quotazione negli Stati Uniti sul Nasdaq, due anni fa secondo quanto riportato nei testi.

Proprio la concentrazione del capitale rappresenta uno degli altri elementi contestati dai consulenti. ISS ha raccomandato agli azionisti di votare contro la rielezione nel consiglio di amministrazione sia di Rene Haas sia di Masayoshi Son, presidente e figura di vertice di SoftBank. Il problema individuato riguarda il numero insufficiente di membri indipendenti nel consiglio.

La posizione di Haas rende il quadro ancora più articolato. Il CEO di Arm ha assunto quest’anno anche la responsabilità delle attività internazionali di SoftBank, creando secondo le società di consulenza ulteriori perplessità sul livello di indipendenza nella governance.

Sul fronte industriale, Arm ha legato parte delle proprie prospettive future alla crescita della vendita di chip per l’intelligenza artificiale destinati alle aziende che gestiscono data center. Il settore rappresenta quindi uno degli elementi sui quali la società punta per sostenere la propria crescita e, di conseguenza, il valore di mercato necessario per raggiungere gli obiettivi dei VCP.

Il comportamento recente del titolo mostra però quanto possa essere volatile la valutazione delle aziende tecnologiche legate all’AI. Negli ultimi mesi diverse società del comparto hanno registrato forti aumenti delle quotazioni, seguiti in alcuni casi da altrettanto marcati ribassi. Anche AMD, Intel e alcuni produttori di memoria hanno visto le proprie azioni aumentare di oltre il 500% in periodi compresi tra sei, dodici e diciotto mesi, secondo quanto riportato nei materiali forniti.

La questione centrale del piano Arm resta quindi il rapporto tra capitalizzazione di mercato e risultati aziendali. Un aumento molto rapido del valore azionario può consentire di raggiungere una soglia come quella dei 1.000 miliardi di dollari in tempi relativamente brevi, ma la capitalizzazione non rappresenta necessariamente una misura diretta e stabile delle prestazioni operative o della solidità futura dell’azienda.

Il voto degli azionisti del 9 settembre dovrà quindi stabilire il destino del piano destinato a Rene Haas. Le raccomandazioni negative di ISS e Glass Lewis hanno aperto il confronto sul livello del compenso e sulla governance di Arm, ma la partecipazione dell’86% detenuta da SoftBank rende improbabile che il parere dei consulenti possa influenzare l’approvazione della proposta.


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